sabato 11 luglio 2009

Petizione per il parco comunale di via Casamassima

Capurso, 11 luglio 2009. Organizziamo una petizione per il recupero del parco comunale.

Non si può dire che oggi sia stata una giornata di torrida estate.
Dopo la pioggia caduta abbondante verso mezzanotte e, di nuovo, alle cinque del mattino, possiamo tirare un sospiro di sollievo per il vento di maestrale che ha rinfrescato l'aria, scoraggiando il fine settimana nelle acque adriatiche preferite dai capursesi: in primis la marina di San Giorgio e, a seguire, quella di Torre a mare, S. Andrea, Cozze, Polignano e Monopoli.
Dopo una intensa giornata di lavoro, stasera, con mia moglie, abbiamo accolto la pressante richiesta di mia figlia di accompagnarla al parco comunale di via Casamassima, per trascorrere un momento di svago sui giochi per i bimbi.
L'impresa è stata ardua.
Il parco si presenta come una landa desolata ed abbandonata a se stessa.
La gran parte dei lampioni non funziona e, già all'imbrunire, regna un clima spettrale, atteso che i pochi visitatori, complice l'oscurità, appaiono come anime del purgatorio vaganti in attesa di un segno di luce.
L'unico locale che il Sindaco De Natale e la sua allegra compagnia avevano destinato a bar, risulta chiuso, con vetri rotti ed in totale stato di abbandono, con una saracinesca divelta e fonte di pericolo per i coraggiosi bambini che malauguratamente dovessero avvicinarsi.
I cestini gettacarte sono stati distrutti e non è possibile neppure disfarsi di un piccolo pezzetto di carta.
I giochi per bambini: che strazio!
Da almeno un anno sono divenuti del tutto inagibili per effetto di atti vandalici che non sono stati mai perseguiti e l'amministrazione comunale non ha fatto nulla per risanarli ovvero sostituirli, tanto, si sa, i bambini non votano!
La maggior parte dei giochi del parco comunale costituiscono la più grave fonte di pericolo per i nostri figli, essendo venute meno le condizioni minime di fruibilità.
Anche il campo da basket, fiore all'occhiello del progetto originario, si presenta in condizioni a dir poco pietose. Dall'epoca in cui, a luglio del 2008, si svolse il torneo di calcetto organizzato dall'amministrazione comunale sul medesimo campo (peraltro inidoneo a tale scopo) furono rimossi i due canestri e, dopo molta attesa, soltanto uno è stato rimontato atteso che l'altro è stato vandalizzato.
Ma c'è qualcuno che verifica lo stato della proprietà pubblica e le condizioni di fruibilità?
Analoghe considerazioni possono essere fatte anche per il campo di skate board e per quello di bocce.
Tutto il parco di via Casamassima, pur avendo compiuto appena un lustro ed essendo costato ai contribuenti almeno due milioni di Euro, sembra avviato ad un triste destino: l'abbandono.
Come cittadino capursese esprimo la mia più profonda indignazione nei confronti di chi ha avuto la responsabilità di tale degrado ed in particolare per l'operato dell'intera amministrazione De Natale che, per tutti i quattro anni, non ha mai preso a cuore la corretta gestione di questo parco come di tutte le altre aree a verde pubblico del nostro Comune: l riferimento è alla villa di via Madonna del Pozzo, al verde pubblico di Largo San Francesco, a quello di via Casamassima, di via Cellamare, di via Noicattaro, di via Aldo Moro, etc.
Ovunque il verde pubblico è stato abbandonato a se stesso, con la morte di tante piante che pure sono costate tanti danari pubblici.
Se questa è la situazione, tuttavia credo che, dopo l'indignazione, occorra pur sempre assumere una qualche iniziativa affinchè la nuova commissaria prefettizia prenda a cuore il problema ed assuma tutti i provvedimenti necessari per il recupero funzionale di tutte le aree verdi del nostro paese.
Gli interventi di manutenzione sono peraltro necessari ove si pensi alle imminenti festività della Madonna del Pozzo che, come ogni anno, faranno affluire nel nostro Comune alcune migliaia di pellegrini e turisti che, loro malgrado, troveranno un paese in stato di abbandono.
Per stimolare l'iniziativa della commissaria può essere opportuna una petizione da parte di chiunque abbia a cuore il problema del verde pubblico di Capurso, per garantire ai nostri figli un ambiente urbano più decoroso di quello attuale.
Chi sia interessato, può rispondere a questo post, dichiarandomi la sua disponibilità.
Pino Mariani

martedì 7 luglio 2009

ente comunale di consumo e cooperativa di consumo

Capurso, 7 luglio 2009
La storia capursese in pillole: il fascismo a Capurso.
Il massimo esperto di storia locale, insegnante Gino Pastore -per tutti, meglio noto come il prof. Pastore- nel suo libro "Alalà capursesi - Dalla Fine della Grande Guerra alla nascita della Repubblica", edito da Levante editori nel 2001, ci fornisce una quadro particolarmente approfondito del periodo fascista a Capurso.
Già dal 1° gennaio 1917 era stato istituito a Capurso l'Ente Comunale di Consumo, uno strumento assimilabile ad una sorta di centrale pubblica per gli acquisti all'ingrosso di generi di prima necessità, quali la farina e la pasta. L'ente, chiuso il 30 aprile 1919, era stato presieduto, nell'ultimo periodo, dal Sindaco dell'epoca, il ricco commerciante di pellami Francesco Cinefra, sul cui operato, due noti e prestigiosi personaggi dell'"opposizione", avvocato Nicola Volpe ed il maestro Bartolo Di Terlizzi, appuntarono le loro penetranti critiche per la gestione a dir poco "paternalistica".
Nicola Volpe era un cattolico popolare, mentre il Di Terlizzi era socialista e tuttavia si unirono per costringere alle dimissioni la Giunta comunale proprio per le questioni annonarie.
In contrapposizione all'Ente comunale di consumo, l'avvocato Nicola Volpe, con atto a rogito del notaio Michele Sabino Volpe, costituì a Capurso, con una ventina di ex combattenti, la prima (e l'unica) Società cooperativa di Consumo per azioni, al chiaro scopo di assicurare ai propri soci i beni di largo consumo ai prezzi più bassi di mercato, così combattendo la speculazione commerciale locale e la politica a dir poco disinvolta dell'ente comunale di consumo.
Appena una settimana prima della fondazione, a Milano, dei Fasci di combattimento da parte di Mussolini ed altri militanti della sinistra socialista ed interventista (23 marzo 1919), a Capurso, il 16 marzo 1919 veniva inaugurata la sezione degli ex combattenti. L'iniziativa ebbe un immediato successo con un centinaio di iscritti che elessero come presidente l'avvocato popolare Nicola Volpe.  
Dalle notizie che ci riferisce Gino Pastore è interessante sottolineare che le critiche degli oppositori dell'epoca (Avvocato Giovanni Venisti), oltre ad appuntarsi sulla gestione del Cinefra, ebbero ad oggetto anche la qualità della farina acquistata dall'ente comunale di consumo, affidato in gestione prima al circolo degli ex combattenti e poi al circolo Autonomo.
Mentre la gestione da parte degli ex combattenti assicurava la farina messa Noicattaro, a 62 centesimi di Lira al quintale, quella messa Capurso costava un centesimo in meno. Tuttavia c'era il trucco: la farina capursese aveva una maggiore quantità di crusca ed era meno raffinata ed anche mista alla ben più economica farina di granone (mais).
Le critiche dell'opposizione, poi, sottolineavano la mancata distribuzione del grano duro fornito dalla Prefettura di Bari al Comune di Capurso chiedendosi se, per caso, fosse servito a fare la semola "per quei maccheroni che ingordi speculatori vendono a £. 1.50 al Kg.", vale a dire ad un prezzo assolutamente inaccessibile dalla maggior parte della popolazione.
(fine prima parte).