martedì 7 luglio 2009

ente comunale di consumo e cooperativa di consumo

Capurso, 7 luglio 2009
La storia capursese in pillole: il fascismo a Capurso.
Il massimo esperto di storia locale, insegnante Gino Pastore -per tutti, meglio noto come il prof. Pastore- nel suo libro "Alalà capursesi - Dalla Fine della Grande Guerra alla nascita della Repubblica", edito da Levante editori nel 2001, ci fornisce una quadro particolarmente approfondito del periodo fascista a Capurso.
Già dal 1° gennaio 1917 era stato istituito a Capurso l'Ente Comunale di Consumo, uno strumento assimilabile ad una sorta di centrale pubblica per gli acquisti all'ingrosso di generi di prima necessità, quali la farina e la pasta. L'ente, chiuso il 30 aprile 1919, era stato presieduto, nell'ultimo periodo, dal Sindaco dell'epoca, il ricco commerciante di pellami Francesco Cinefra, sul cui operato, due noti e prestigiosi personaggi dell'"opposizione", avvocato Nicola Volpe ed il maestro Bartolo Di Terlizzi, appuntarono le loro penetranti critiche per la gestione a dir poco "paternalistica".
Nicola Volpe era un cattolico popolare, mentre il Di Terlizzi era socialista e tuttavia si unirono per costringere alle dimissioni la Giunta comunale proprio per le questioni annonarie.
In contrapposizione all'Ente comunale di consumo, l'avvocato Nicola Volpe, con atto a rogito del notaio Michele Sabino Volpe, costituì a Capurso, con una ventina di ex combattenti, la prima (e l'unica) Società cooperativa di Consumo per azioni, al chiaro scopo di assicurare ai propri soci i beni di largo consumo ai prezzi più bassi di mercato, così combattendo la speculazione commerciale locale e la politica a dir poco disinvolta dell'ente comunale di consumo.
Appena una settimana prima della fondazione, a Milano, dei Fasci di combattimento da parte di Mussolini ed altri militanti della sinistra socialista ed interventista (23 marzo 1919), a Capurso, il 16 marzo 1919 veniva inaugurata la sezione degli ex combattenti. L'iniziativa ebbe un immediato successo con un centinaio di iscritti che elessero come presidente l'avvocato popolare Nicola Volpe.  
Dalle notizie che ci riferisce Gino Pastore è interessante sottolineare che le critiche degli oppositori dell'epoca (Avvocato Giovanni Venisti), oltre ad appuntarsi sulla gestione del Cinefra, ebbero ad oggetto anche la qualità della farina acquistata dall'ente comunale di consumo, affidato in gestione prima al circolo degli ex combattenti e poi al circolo Autonomo.
Mentre la gestione da parte degli ex combattenti assicurava la farina messa Noicattaro, a 62 centesimi di Lira al quintale, quella messa Capurso costava un centesimo in meno. Tuttavia c'era il trucco: la farina capursese aveva una maggiore quantità di crusca ed era meno raffinata ed anche mista alla ben più economica farina di granone (mais).
Le critiche dell'opposizione, poi, sottolineavano la mancata distribuzione del grano duro fornito dalla Prefettura di Bari al Comune di Capurso chiedendosi se, per caso, fosse servito a fare la semola "per quei maccheroni che ingordi speculatori vendono a £. 1.50 al Kg.", vale a dire ad un prezzo assolutamente inaccessibile dalla maggior parte della popolazione.
(fine prima parte).

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