mercoledì 22 luglio 2009

Pillole di storia capursese: la crisi politica del 1919 - 1920

Capurso, 22 luglio 2009.
Forse aveva ragione Giambattista Vico allorquando, osservando la storia delle comunità nel lungo periodo, ideò la nozione di "corsi e ricorsi storici" per spiegare la ripetizione dei fenomeni storici per effetto della perdita della memoria del passato.
Nel leggere la storia del periodo fascista, come puntualmente raccontata da Gino Pastore nel suo libro "Alalà capursesi", possiamo trovare impressionanti similitudini con quanto è accaduto a Capurso poco meno di un mese fa, allorquando il Consiglio comunale non è riuscito ad approvare il bilancio di previsione a causa di profonde divergenze "politiche" fra i consiglieri di maggioranza.
Anche nella primavera del 1919 successe una vicenda analoga.
Già nel mese di aprile del 1919 il Sindaco dell'epoca, il ricco commerciante di pellami Francesco Cinefra, contestato da più parti per la sua gestione della cosa pubblica, finì per rassegnare le dimissioni dalla carica, favorendo come suo successore e sindaco facente funzione Giuseppe Angiuli, che, tuttavia, durò soltanto pochi mesi, aprendo le porte al commissario regio dottor Raffaele Cirillo.
Il principale protagonista della caduta del Sindaco Cinefra e del suo fido sostituto Giuseppe Angiuli, fu certamente l'avvocato Nicola Volpe, che svolse un'intensa opera di opposizione sia sulla questione annonaria sia su quella municipale, smascherando un'amministrazione corrotta e corruttrice. E' significativo a tal proposito l'attestato di solidarietà e sprone a continuare l'opera moralizzatrice, tributatogli il 15 settembre 1919 dal circolo "Autonomo" "perchè sappia che tutti gli onesti lo guardano con simpatia e saranno con lui nell'ora delle rivendicazioni".
La gestione commissariale non brillò di particolari realizzazioni, anche se il commissario Cirillo provvide a rinnovare il corpo delle guardie campestri ed a ripristinare l'illuminazione pubblica con le lampade al petrolio, lasciando irrisolta la questione annonaria che anzi peggiorò, in quanto a Capurso fu assegnata una quantità di farina pro capite inferiore a quella data dallo Stato ai cittadini baresi, peraltro di qualità scadente.
Il 13 febbraio 1920 una folla di cittadini manifestò rumorosamente davanti alla sede comunale allocata nel convento della Madonna del Pozzo, picchettando l'ingresso per l'intera notte, tanto che il commissario regio fu costretto a chiedere l'intervento dei carabinieri.
Dopo quella storica manifestazione dei cittadini capursesi affamati, il Prefetto di Bari dispose un'inchiesta amministrativa tramite l'ing. Izzo che, al suo arrivo alla stazione ferroviaria di Capurso, trovò l'accoglienza non proprio calorosa di oltre duecento cittadini. Inoltre il Prefetto dispose anche la sostituzione del regio commissario, nominando il dott. Alberigo Alberotanza che, tuttavia, non riuscì a risolvere i gravi problemi annonari che, per la verità, interessarono tutto il meridione d'Italia.
La gestione commissariale terminò nel mese di ottobre del 1920, allorquando il neoeletto Consiglio comunale a sua volta elesse sindaco il cavaliere Mario Epifania, con il fascismo ormai alle porte, che descriverò nel post della prossima settimana.
Pino Mariani

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